Tassa sulle merendine e bibite: ecco perché si!

Tassa sulle merendine e bibite zuccherate: è la proposta del neo ministro pentastellato dell'Istruzione Università e Ricerca Lorenzo Fioramonti che ha scatenato l'ironia delle opposizioni. L'ex ministro dell'interno Matteo Salvini ha liquidato la proposta definendola "una cazzata". Anche il web non ha risparmiato critiche ed ironie all'idea di Fioramonti. Ma davvero il progetto del ministro grillino è così buffo e fuori luogo? Siamo sicuri che rendere meno conveniente uno stile di vita sbagliato sia "una cazzata"?

Tassa sulle merendine e bibite zuccherate: perché le usiamo?

Il fenomeno è molto diffuso in molte famiglie le quali si battono per poter far portare il panino da casa ai propri figli a scuola, pur di non alimentare le mense interne di cui molti non si fidano. Ma come è ben risaputo finisco poi per inserire nello zainetto merendine confezionate perché è comodo, piacciono ai bambini ed infine diciamoci la verità costano poco.  Un pacco di merendine costa mediamente 2 euro, se consideriamo che un pacco ne contiene dieci il costo medio è di 20 centesimi a merendina. Un risparmio non indifferente rispetto allo "scomodo" panino. Lo stesso discorso vale per le bibite gassate. Un'aranciata tra le più economiche costa poco più una bottiglia d'acqua frizzante.

Tassa sulle merendine e bibite zuccherate: Perché si!

Scoraggiare il consumo di questi prodotti non è poi così sbagliato in quanto il rischio di obesità è dietro l'angolo. na tassa del 20% diminuisce del 10% i problemi di obesità (rapporto pubblicato sul British Medical Journal e riportato dal The Guardian). Proprio nel Regno Unito appunto (come in ben altri 50 paesi) la cosiddetta "tassa sullo zucchero" spinge le aziende a produrre cibi e bevande con quantitativi minori di zuccheri. Negli ultimi anni molti paesi si sono adeguati, non per ultimo gli Emirati Arabi dove la tassa raggiunge addirittura il 50%. La proposta del ministro Fioramonti va nella giusta direzione e inoltre non ha alcuna intenzione di punire i consumatori ma bensì di disincentivare il consumo eccessivo.

Sicuramente caro ministro educare è meglio che punire e lei da buon docente chissà che non pensi di introdurre l'educazione alimentare come materia di insegnamento.

 

Nessun commento ancora

Lascia un commento